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mercoledì 22 giugno 2011

AL VIA ESAMI MATURITA’, ECCO I TEMI: UNGARETTI, ANNI 70 E ANDY WARHOL


 (video interviste studenti)
SULMONA – Dalle 8.30 di questa mattina 12.198 gli studenti abruzzesi sono alle prese con la prima prova dell’esame di maturità. Il tema di letteratura proposto  e' l'analisi del testo della poesia 'Lucca' di Giuseppe Ungaretti. La traccia storica chiede, invece, ai ragazzi di soffermarsi sugli avvenimenti del Anni '70 e propone una lunga citazione de 'Il Secolo breve', il famoso saggio dello storico inglese di formazione marxista, Eric Hobsbawm. Tema di attualita' prende spunto dal poliedrico artista americano Andy Warhol
che ebbe a dire che ognuno di noi sara' famoso per 15 minuti e si sofferma sul concetto di fama proposto oggi da industria televisiva e social network.  Quanto al saggio breve, la traccia artistico-letteraria propone la relazione fra amore, odio e passione, mentre quella socio-economica si sofferma sul rapporto fra scienza e alimentazione e pone l'interrogativo: "Siamo quello che mangiamo?". La traccia storico-politica chiede ai ragazzi una riflessione su cosa sono oggi la Destra e la Sinistra, mentre il tema tecnico-scientifico e' dedicato alla figura del fisico italiano Enrico Fermi.
Nella provincia dell’Aquila sono 2.642 i maturandi, di cui 86 esterni, 3.364 sono i ragazzi nel territorio chietino, con 170 esterni, 3.221 nel pescarese con 216 esterni  e 2339 nella provincia di Teramo con 632 esterni.

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"Fare il bagno nella vasca e' di destra, far la doccia invece e' di sinistra; un pacchetto di Marlboro e' di destra, di contrabbando e' di sinistra. Ma cos'e' la destra cos'e' la sinistra...". Cosi' Giorgio Gaber stigmatizzava l'adesione precostituita a un'ideologia, col suo 'pessimistico ottimismo' scagliato come una pietra sulla coscienza popolare in un disperato - e divertito - tentativo di risvegliarla. Erano gli inizi degli anni Novanta, e il Signor G con la sua irriverenza andava a colpire il consumismo, le false ideologie e il qualunquismo esistenziale che si allargava a macchia di leopardo nella societa' "dell'omologazione imperante", come lui stesso amava definirla all'epoca. "I blue-jeans che sono un segno di sinistra con la giacca vanno verso destra, il concerto nello stadio e' di sinistra i prezzi sono un po' di destra". E tra le note fa capolino il Gaber 'vero': "L'ideologia, l'ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia e' la passione, l'ossessione della tua diversita' che al momento dove e' andata non si sa dove non si sa, dove non si sa". Sono passati trent'anni, e il fascino della militanza politica tra i giovani non puo' certo dirsi esaurito, animato anche dalla chiamata a un impegno in prima persona cui molti ragazzi non vogliono sottrarsi. Chiamata che arriva dalla societa' civile, dal territorio e persino, a volte, dalla stessa politica. E se nella canzone di Gaber, provocatoriamente, la politica perde sempre piu' di significato fino a ridursi al bipolarismo destra-sinistra, la chiave di lettura di oggi potrebbe essere rovesciata. Ai ragazzi il compito di interpretarla e di partire dall'anarchico Gaber per una riflessione sul proprio futuro di uomini, di donne, di cittadini. "Tutti noi ce la prendiamo con la storia, ma io dico che la colpa e' nostra, e' evidente che la gente e' poco seria quando parla di sinistra o destra", cantava Gaber.

Il legame con le origini, la fine della giovinezza e l'arrivo della maturita', la morte. Nella poesia 'Lucca', Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d'Egitto nel 1888 da genitori lucchesi, ripercorre la sua vita trascorsa fra tre continenti: dall'Africa, all'Europa passando per l'America latina, nelle Accademie e sul terreno di battaglia. "Ecco Lucca, calda, crudele, serrata e verde", scrive il poeta che, nel ricordo della sua terra, "del suo sangue", si sente "nella carne di ogni persona" che incontra. Nel componimento, che Ungaretti scrisse intorno ai trent'anni al ritorno dalla Grande Guerra in cui combatte' da volontario sul Carso, il poeta rivive il rapporto con Lucca "con tormento e desiderio, come chi si scosta da un incesto ma non puo' dominare la fatalita' dei suoi sensi". Il richiamo alla sessualita' ritorna nei versi successivi in cui Ungaretti descrive i giorni trascorsi nei luoghi originari come momenti di "sofferenza e volutta'", in una terra che per il poeta ha l'immagine delle "coscie delle donne sorprese a fecondarsi di te". Nell'ultima parte della poesia Ungaretti si immagina cosa sarebbe della sua vita se rimanesse a Lucca dove, scrive, "finirei col riprendere la zappa, col rimescolarmi ai contadini" rischiando "di dimenticare le acredini e i miracoli delle lettere". E alla fine arriva la morte, gia' anticipata qualche verso prima dalla figura della bara, cui Ungaretti si abbandona "al sole accogliendo il sonno come una pace vera". 


"Gli anni Settanta? Sono gli anni della sconvolgente modernizzazione, l'unica stagione del riformismo vero che il Paese ha conosciuto: la tenuta della Costituzione, la Nazionalizzazione dell'energia elettrica, lo Stato Sociale, lo Statuto dei diritti Lavoratori, l'Universita' e la scuola di massa, la Sanita' per tutti, le pensioni legate ai salari e soprattutto, per la prima volta, la piena occupazione". E' l'opinione dell'economista Paolo Leon per il quale il saggio 'Il Secolo breve' dello storico Hobsbawn che e' dell'89 anno della caduta del Muro di Berlino, "viene dopo gli avvenimenti che hanno preceduto e sono la premessa degli anni '70". Quindi osserva come "nonostante le difficolta' economiche dovute all'impennata dell'inflazione causata dal petrolio, gli anni '70 realizzano l'anelito di progresso e di cambiamento venuto dalla rivolta studentesca iniziata nel '66 negli Usa ed estesasi nel '68-'69 in Europa e in Italia: e' tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 che si ha la modernizzazione del Paese mediante l'unica vera grande stagione del riformismo. E non lo si dimentichi sono anche gli anni dei diritti civili come il divorzio, l'aborto. Fu una sconvolgente modernizzazione del Paese". A fronte di tutto cio', "non e' un caso forse - conclude Leon - che la Gelmini facendosi vanto di combattere il '68 intenda proprio occultare, ripeto, l'unica vera stagione di autentico riformismo che il nostro Paese abbia mai conosciuto".

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