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lunedì 30 luglio 2012

CONSIGLIO COMUNALE APPROVA ODG DIFESA TRIBUNALE SULMONA


SULMONA - Approvato oggi dal  Consiglio Comunale all’unanimità un ordine del giorno per salvaguardare il Tribunale di Sulmona applicando i criteri della specificità territoriale e della situazione infrastrutturale, ribadendo ancora una volta, come spiega Nicola Angelucci, presidente del Consiglio comunale, "di non
condividere la decisione assunta dal Consiglio dei Ministri sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ispirata ad una logica di
applicare parametri eguali per territori diseguali,  non tenendo conto delle specifiche situazioni di territori assai diversi tra loro". E' stata disposta la immediata comunicazione della presente delibera alle Commissioni Giustizia della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, ai segretari delle forze politiche rappresentate in Parlamento, alla Regione Abruzzo, all’Amministrazione Provinciale dell'Aquila.  Presenti alla seduta straordinaria nell'aula consiliare di palazzo San Francesco il presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Maurizio De Tilla e il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Sulmona Avv. Gabriele Tedeschi.




Pubblichiamo l'intervento del presidente Angelucci oggi in aula consiliare

"Signor Sindaco, Colleghi Consiglieri, Autorità presenti, Concittadine e Concittadini,
sento innanzitutto il dovere di salutare e ringraziare a nome dell’assise civica che presiedo l’avv. Maurizio De Tilla, Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, che ha voluto onorarci della sua presenza e che ha così sensibilmente voluto condividere l’impegno di questa amministrazione teso alla salvaguardia del nostro Tribunale, fondamentale struttura giudiziaria per l’intero territorio del Centro Abruzzo di cui la Città di Sulmona è capoluogo.
Allorquando nel settembre dello scorso anno fu licenziato dal Parlamento il provvedimento di delega al governo per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, questo suonò immediatamente come campanello di allarme per l’intera comunità. Da decenni si sono spesso rincorse voci di operazioni di revisione della geografia giudiziaria che avrebbero colpito le strutture più piccole, come la nostra, anche perché non sede di capoluogo di provincia.
Ma queste voci, ispirate ogni volta e troppo spesso da una parte della Magistratura italiana, sono state superate dalle significative modifiche introdotte nel corso degli anni per gli organi di giustizia più periferica. Dalla scomparsa della figura del giudice conciliatore alla istituzione del giudice di pace; dall’abolizione delle preture alla istituzione del tribunale quale giudice unico di prima istanza per le controversie non riservate al giudice di pace.
E spesso si è atteso di vedere gli effetti di queste prime riforme, prima di prendere in definitiva considerazione un intervento sulla geografia giudiziaria dei tribunali italiani.
Quel che più ha sconvolto di questi interventi, protrattisi nel tempo, è l’effetto finale cui tutti tendevano: una operazione inversa a quella del decentramento amministrativo, che era stato l’ispiratore delle riforme degli ultimi anni dello scorso secolo; ed uno svuotamento costante e preoccupante dei presidi giudiziari nel territorio, che è apparso ancor più penalizzante per aree geografiche come quella del Centro Abruzzo.
Abbiamo assistito così alla chiusura della Pretura di Pratola Peligna e Castel di Sangro, oltre che, ovviamente, alla scomparsa di tutti i giudici conciliatori sparsi nei numerosi comuni del territorio. E da anni la risposta del servizio giustizia in un comprensorio che investe l’Alto Sangro, la Valle Peligna, la Valle del Sagittario, la Valle Subequana, la quasi totalità del Parco Nazionale d’Abruzzo, del Parco Nazionale della Maiella e del Parco Regionale del Velino,  è stata fornita dal solo Tribunale di Sulmona e per le vicende minori dagli Uffici del Giudice di Pace di Pratola Peligna e Castel di Sangro.
E ciò per 36 comuni ricompresi in una vastissima area omogenea con proprie peculiarità geografiche e morfologiche, che si estende in zone interamente montane, per la gran parte poste oltre i milleduecento metri di altitudine, in molti casi oltre i milletrecentonovanta, con carenza di infrastrutture di collegamento al capoluogo di provincia di L’Aquila (stante l’assenza di diretti collegamenti autostradali ed antica ferrovia con tempi di percorrenza ottocenteschi), e frequente presenza sulle strade, specie in periodo invernale, di ghiaccio e neve, con temperature che scendono anche al di sotto dei 30 gradi sotto lo zero.
Si tratta di territorio con caratteristiche simili a quelle dei tribunali dell’arco alpino, con l’aggravante di distanze medie notevoli dal tribunale sito nel capoluogo di provincia di L’Aquila. Si pensi a comuni dell’Alto Sangro distanti anche 120 chilometri da L’Aquila con tempi di percorrenza di sola andata variabili fra le 2 e le 3 ore in dipendenza della stagione e delle condizioni atmosferiche.
Quando però il parlamento ha licenziato la legge delega del 14 settembre 2011, n.148, alla intuibile preoccupazione per un nuovo “assalto” alla nostra struttura giudiziaria si è contrapposto un po’ di ottimismo, generato proprio dalla lettura del testo della legge e dei binari da essa tracciati per un intervento governativo di revisione della geografia giudiziaria.
Come non leggere a nostro favore la previsione dell’art.1 comma 2 lettera b) lì dove si parlava di “ridefinire, anche mediante attribuzione di porzioni di territori a circondari limitrofi, l'assetto territoriale degli uffici giudiziari secondo criteri oggettivi e omogenei che tengano conto dell'estensione del territorio, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro e dell'indice delle sopravvenienze, della specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale, e del tasso d'impatto della criminalità organizzata”.
E come non dare una identica positiva lettura alla successiva previsione della lettera e) che parla esplicitamente di “riequilibrio delle attuali competenze territoriali, demografiche e funzionali tra uffici limitrofi della stessa area provinciale caratterizzati da rilevante differenza di dimensioni”.
Subito dopo la pubblicazione della legge si levarono però entusiastiche dichiarazioni degli organismi di rappresentanza della magistratura, che già preannunciavano una interpretazione unilaterale della delega: non riequilibrio ma solo soppressione.
E non è certo un caso che lo schema di decreto legislativo è il prodotto di tale perversa interpretazione, che calpesta i principi della legge delega, non fornisce alcun  intervento di riequilibrio territoriale, fissa coefficienti di popolazione, estensioni territoriali, organici, che non appaiono in alcun modo nel provvedimento del settembre 2011, ma sono pura invenzione del gruppo di lavoro del ministero ove solo una delle parti interessate all’argomento è stata coinvolta ed ascoltata.
L’applicazione corretta dei principi della legge delega avrebbe condotto non solo al mantenimento della struttura giudiziaria del Tribunale di Sulmona, ma anche all’ampliamento del suo territorio per riequilibrarlo con strutture giudiziarie, quali il Tribunale di Pescara, fin troppo cariche di lavoro.
La soppressione del Tribunale di Sulmona, così come invece prospettata dal Ministro, svuoterà questo grande territorio di ogni presidio di giustizia, ad eccezione di una residuale presenza del solo ufficio del Giudice di Pace in questa città.
Ma è concepibile in un territorio di questa estensione, con queste caratteristiche orografiche, con la carenza di infrastrutture di rapido collegamento, privarlo della presenza della Giustizia ?
Forse i cittadini del Centro Abruzzo sono differenti dagli altri cittadini italiani ? Non pagano anche loro le tasse e non hanno il diritto, costituzionalmente garantito, di fruire dei servizi che con le tasse lo Stato rende ai cittadini, come il servizio giustizia ?
Perché, ed è inutile negarlo, la riforma più che ad una ipotetica e tutt’altro che provata revisione della spesa, tende a far crollare la domanda di giustizia nel nostro paese; il cittadino, specie nei nostri territori, rinuncerà a ricorrere alla giustizia ufficiale, per la inaccessibilità della stessa.
Si vuol tornare all’epoca della giustizia fai da te ? Lo Stato vuole arretrare fino a questo punto ?
Voglio sottolineare che parte importante del nostro territorio e del tessuto economico e sociale dell’Abruzzo interno è costituito proprio dalle zone di montagna, con una economia vivace frutto anche del più grande bacino sciistico dell’Italia Centrale che le caratterizza. Ma sappiamo quanto queste zone siano confinanti con territori di infiltrazione della criminalità organizzata. E’ concepibile privare il Centro Abruzzo non solo del Tribunale ma anche della Procura della Repubblica ?
La speranza è che ci sia da parte delle forze politiche in Parlamento una riflessione su quanto sta accadendo, ed una ribellione ad una forzatura imposta da mero corporativismo.
Ma la speranza è che anche l’avvocatura, e le altre categorie professionali che operano intorno al mondo giustizia, facciano sentire sempre più forte la loro voce.
Le istituzioni saranno al loro fianco, ed ancor di più questa assise civica che si fece promotrice di una assemblea degli stati generali del territorio nel dicembre dello scorso anno, allorquando tutti i consigli comunali del Centro Abruzzo si riunirono in una storica seduta approvando un ordine del giorno che ben rappresentava le sacrosante ragioni per le quali andava salvaguardata la presenza del Tribunale di Sulmona.
Torniamo a farlo quest’oggi così come abbiamo fatto qualche giorno fa a Roma, e continueremo a fare nei prossimi mesi, ben sapendo che la nostra non è una battaglia di campanile, ma di civiltà."


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