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giovedì 24 marzo 2016

LA PROCESSIONE DEL VENERDI' SANTO TORNA AGLI ANTICHI FASTI

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SULMONA - Sarà la processione del Venerdi Santo ad aprire le manifestazioni della Pasqua a Sulmona. Una settimana che, come tradizione vuole, racchiude intensi significati di cristianità uniti al folklore. La processione una delle più antiche e più belle d'Abruzzo venne istituita nell’ultimo decennio del Seicento dai Gesuiti in concomitanza alla realizzazione della chiesa di S. Ignazio. In un primo momento la processione venne gestita dalla Compagnia dei Nobili, dopo l’Unità d’Italia venne affidata all' Arciconfraternita della Santissima Trinità che ha sede nell'omonima chiesa situata lungo corso Ovidio. Da lì, infatti, si snoderà la processione alle 20 di venerdì sera.
Rievocheranno il Cristo Morto nel silenzio più assoluto indossando un vistoso saio rosso porpora con pettorina bianca e cingolo rosso, simbolo di costrizione e umiltà. Un corteo procesionale che sfilerà lungo le vie del centro storico suddiviso in vari settori. Dapprima sfila la banda, poi è la volta del quadrato, uno schema processionale formato da 20 confratelli che recano dei fanali i quali "fanno quadrato" attorno al Tronco una croce lignea di velluto rosso cremisi del 1700. L'ordine e la perfetta simmetria tra i vari componenti il corteo funebre sono assicurati dai mazzieri, ossia da 5 confratelli trinitari che seguono le direttive del Capo dei Sacristani, a cui spetta l'onore di sovrintendere a tutta la processione.


Da segnalare, inoltre, all'interno del corteo processionale, il coro, vero cuore della processione, composto da oltre 120 cantori, baritoni e bassi, che eseguono il "Miserere" accompagnando il canto con un passo cadenzato "Lo struscio". Il rumore è generato dallo strisciare delle scarpe per tutta la durata del percorso che termina oltre la mezzanotte. La vestizione dei componenti si effettua in alcuni  locali retrostante la cattedrale dell’Annunziata.  Alle 18 circa comincia lo sfoggio dei sai rossi che prendono posto sugli abiti di ogni persona e il posizionamento dei garofani rossi sulla bara del Cristo. Si procede con l’accensione dei lumi, mentre un'immensa folla proveniente da ogni parte d’Italia e da oltre confine, attende l’uscita delle statue del Cristo e della Madonna. Quest'anno la manifestazione che, per circa tre anni, ha cambiato il suo percorso tornerà agli antichi fasti. A sostenere il ripristino della vecchia tradizione un comitato di cittadini molto vicini agli eventi di Pasqua. Un percorso che non è casuale ma che vuole tracciare una croce immaginaria che rimanda a valenze e significati di carattere simbolico-religioso. A meritare una grande attenzione lo scambio di Piazza Garibaldi dove i confratelli dell'Arciconfraternita della Santissima Trinità cedono a quelli di Santa Maria di Loreto i simulacri e il Tronco.Quest'anno il coro al rientro darà precedenza alle statue in piazza XX settembre e non come avveniva in passato all'Annunziata.


Barbara Delle Monache

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