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venerdì 29 luglio 2016

IMMIGRATI VOLONTARI DELLA CITTÀ

SULMONA - Sono ventidue gli immigrati che lavoreranno nel sociale e, quindi, in città. Si parla di verde pubblico, manutenzione, pulizia di caditoie e tombini, segnaletica e immondizia. I giovani provenienti da Nigeria, Senegal, Gana e Sudan cominceranno il loro lavoro da subito, circa dieci giorni, e da lunedì saranno già impegnati in un corso di preparazione.
Al momento sono escluse le donne ma presto, anche loro, cominceranno a frequentare dei corsi di preparazione per essere inseriti nel mondo del lavoro. A fornire gli strumenti il Comune di Sulmona mentre la Casa Santa pagherà le assicurazioni. Un lavoro di puro volontariato che avrà un duplice obiettivo: un aiuto per l'amministrazione ma soprattutto un'integrazione sociale ed un impiego giornaliero per questi giovani immigrati. Tutto scritto nero su bianco nel protocollo d'intesa firmato stamattina in Comune tra il vice sindaco, Mariella Iommi e il presidente della Casa Santa, Dario Recubini.



"Da sempre mi occupo di persone che hanno condizioni diverse - ha precisato il vice sindaco,  Mariella Iommi -. Oggi firmiamo un protocollo d'intesa, il primo della provincia dell'Aquila, nell'ambito dei progetti di accoglienza per i ragazzi ospiti della Casa Santa dll'Annunziata. Un progetto che parte dalla vecchia amministrazione ed oggi ripreso - ha continuato - perché pensiamo che sia molto positivo. Vogliamo dare concretezza alle situazioni previste nella convenzione. Un progetto che prevede un affiancamento. Io credo molto in questa sinergia e vi preannuncio - conclude - che l'iniziativa si estenderà anche ad altre cooperative sociali".
"Apprezzo la velocità di questa amministrazione - ha precisato il presidente della Casa Santa, Dario Recubini-. Una grande attenzione per un progetto di forte interesse. La nostra Asp nasce nel 1320 e da allora il suo interesse è tutto nel sociale. Noi - ha continuato - insegneremo a questi trenta ragazzi a lavorare ma anche la cultura. Tra sei mesi avranno anche dimestichezza con la lingua. Una forma di integrazione per una comunità aperta a questo".

Barbara Delle Monache

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