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giovedì 10 novembre 2016

REFERENDUM, TERESA BELLANOVA A SULMONA"RESTO CONVINTA DI QUESTA BATTAGLIA PER IL SI"

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SULMONA - In occasione del prossimo referendum del 4 Dicembre il Comitato cittadino, Sinistra per il Si, ha promosso l'incontro con il Vice Ministro Allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova presso la Comunità Montana Peligna a Sulmona.All'incontro, moderato da Roberta Salvati, era presente anche la Senatrice Stefania Pezzopane."Sono convinta che quando si affrontano questioni politiche dirimenti per la vita del paese, ma in generale ogni volta che siamo chiamati ad esercitare la nostra funzione di amministratori e di cittadini con diritti e doveri,
la memoria dei fatti accaduti può aiutarci a capire la fase che si sta vivendo e le motivazioni sottese ad un atto, un intervento, una riforma addirittura"ha affermato Bellanova.
"E questo vale più che mai ora che abbiamo di fronte una riforma costituzionale importante, articolata, di portata storica vorrei dire, sulla quale in autunno la parola andrà ai cittadini. In un momento dunque così importante e altamente democratico, la memoria va al 2013, al passaggio della elezione del Presidente della repubblica. Un momento anche quello altamente democratico, ma che nel 2013 vide il Parlamento imbavagliato nelle lotte tra capibastone e costretto a chiedere, per uscire da un impasse drammatico, a Giorgio Napolitano di ritornare a fare il Presidente della Repubblica. Com’è noto Napolitano accettò, ma pose a noi che sedevamo tra i banchi una condizione più che stringente: che questa legislatura fosse la legislatura delle riforme. E di fronte a un Paese che continua a presentarsi all’esterno – o comunque a essere considerato - inefficiente e incapace di porre rimedio a ciò che non funziona, io sento come un obbligo morale, e un dovere imprescindibile verso i cittadini che il Parlamento rappresenta, di dare seguito a quella condizione, a quell’impegno che prendemmo all’atto di eleggere Giorgio Napolitano presidente della Repubblica per la seconda volta; un fatto mai avvenuto prima, che testimonia a mio parere perfettamente l’emergenza che avevamo di fronte e la necessità non più rinviabile di riempire di significato e contenuti concreti quelle due paroline che in ogni campagna elettorale ricorrono come un ritornello: “le riforme”. “Dobbiamo fare le riforme”: quante volte lo abbiamo detto e sentito, in tv, nei comizi, nei confronti elettorali e non. E quanti tentativi, anche lodevoli, si sono succeduti in questi anni… La stessa riforma del Titolo V del 2001, eccezionale per lo spirito che la animava – avvicinare lo Stato ai cittadini e consentire ai cittadini stessi di seguire più da vicino e anche controllare l’operato delle istituzioni – disseminando competenze ai vari livelli senza però chiarirne bene i limiti e i confini, creando in alcuni casi veri e propri conflitti tra funzioni, ha nel corso del tempo smarrito l’obiettivo di rendere le istituzioni e il Paese stesso, più efficienti.




A fronte di tutto ciò, personalmente sosterrò con forza le ragioni del si a questa riforma costituzionale. E siccome siamo un paese nel quale le campagne elettorali non finiscono mai, e dove la polemica politica anche ideologica e pregiudiziale non si spegne neanche di fronte a interventi che fruttano oltre 450mila posti di lavoro, penso che sia indispensabile stare al merito.
E il merito per me è la fine del bicameralismo perfetto, che aveva un senso e una motivazione nel dopoguerra e in un paese reduce dalla dittatura fascista, ma che oggi è troppo spesso ostacolo alla piena, rapida ed efficace operatività delle leggi. Faccio un esempio: il ddl di contrasto al caporalato, se fosse stato discusso in una sola Camera, sarebbe già legge da qualche giorno. La stessa legge sul divorzio breve senza il bicameralismo perfetto sarebbe stata approvata con 288 giorni in meno di discussione. 
La riduzione del numero dei parlamentari, la riforma del Senato, senza restringere gli spazi di democrazia e di confronto - piuttosto razionalizzando pletoriche e costose adunanze - non è tuttavia, a mio parere, solo una questione di risparmio. Direi che è anche un modo per mettere all’opera energie vere, realmente rappresentative del Paese. La nuova revisione del Titolo V, chiarendo competenze, razionalizzandole, fisserà paletti chiari e aiuterà il Paese a risparmiare energie troppo spesso dedicate ai conflitti di attribuzione, e a impiegarle per rendere ai cittadini servizi e diritti. E questo vale anche per l’azione di promozione delle autonomie locali: il rapporto più stretto col Senato che – come la stessa riforma del 2001 aveva immaginato – può rappresentare ora in modo concreto e incisivo il territorio può renderle realmente nodo di un processo amministrativo moderno, innovativo ed efficace. 
Tanti sono i punti che potrebbero essere elencati a favore di una riforma – e di un si al referendum – che vuole tirare fuori il Paese dalle secche in cui è finito perché troppo spesso ha fatto comodo a tanti o risultava più rassicurante adagiarsi nel consueto, nell’ordinario. Resto convinta di questa battaglia per il si, perché sono coerente al mio voto in Parlamento, nel 2013 come oggi, e perché sono convinta che anche la Costituzione più bella del mondo, come la definiamo e come è, abbia bisogno di rispondere alle esigenze vere e profonde del paese. Sono certa che il senso civico degli italiani, che riemerge prepotente quando sono chiamati a confrontarsi in prima persona per il bene comune, ci aiuterà in questa battaglia".

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