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sabato 28 gennaio 2017

CULTURA DELLA SICUREZZA E DELLA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO. PRESENTATO IL PROGETTO "EARTHQUAKE 2.0"

SULMONA - Nell'Aula magna Liceo Artistico “Mazara” questa mattina c'è stata la presentazione del Progetto “Earthquake 2.0” – Laboratorio di prevenzione sismica.Gli studenti hanno affrontato tematiche relative ai terremoti e hanno prodotto tre dépliant informativi in tiratura 3000 copie, che sono stati presentati e distribuiti alla cittadinanza. Il Polo Didattico Umanistico di Sulmona è fra le prime scuole in Italia, in cui è stata avviata nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro una iniziativa volta alla diffusione della CULTURA DELLA SICUREZZA e della PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Sulmona, va a sommarsi alle altre intraprese dall’amministrazione locale nell’ambito della campagna di  informazione pubblica su tematiche di protezione civile.Erano presenti  Caterina Fantauzzi, dirigente scolastico del Polo umanistico di Sulmona, Giancarlo D'Alessandro e Rino Liberatore dell'Associazione Coe.So, l'imprenditore Raffaele Disanti della "Errediweb" Fabrizio Galadini dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la Professoressa Sabrina Cardone, gli otto studenti che hanno partecipato al progetto e il Sindaco di Sulmona Annamaria Casini.Gli studenti hanno affrontato tematiche relative ai terremoti, approfondendole sulla letteratura e sitografia scientifica specifica, hanno rielaborato e fatti propri i contenuti in uno stile discorsivo e di gradevole lettura e hanno prodotto 3 dépliant informativi, ognuno per una specifica tematica .









L’attuazione della Politica di Prevenzione dei Rischi che ricadono su un determinato territorio, principalmente improntata alla primaria esigenza di dimensionare il <Sistema locale di risposta all’Emergenza>, trova nel Piano di Protezione Civile Comunale (PPCC) lo strumento cardine della sua effettiva concretizzazione.
Ove la cittadinanza disponga di un oggettivo documento d’indirizzo ed orientamento alla conoscenza dei rischi reali (tipologia e stimabili impatti derivati) ed al relativo comportamento da mettere in atto in caso di evento manifesto, è possibile asserire che buona parte del cammino è già ben fatto.
In effetti, oltre la stima ponderata di pericolosità, l’analisi della vulnerabilità, il potenziale impatto atteso e correlati aspetti interventistici tutti curati dalle strutture tecniche sovracomunali coordinate a livello istituzionale, in applicazione di Leggi e regolamenti vigenti, agli Enti comunali è affidato l’impegnativo compito di presiedere precipuamente alla realizzazione del PPCC ed al suo fondamentale aggiornamento in continuum.
 Di tale processo evolutivo, il contesto sociale dovrà essere contestualmente partecipato, con ricorso ad eventi informativi e mediante fasi di sensibilizzazione a mezzo recapito di libretti dedicati.
Se da un lato c’è dunque costante presidio istituzionale e ruolo municipale nella valutazione e caratterizzazione - a scala locale - delle tipologie di rischi maggiori con i probabili scenari ad essi associabili, dall’altro c’è il crescente impegno della collettività scientifica ad affinare sempre meglio le metodologie ed in particolare elaborare modelli sempre più idonei ad una sistemica valutazione predittiva/previsionale.
Ad oggi, infatti, non poche sono le esperienze realizzate in ambito sperimentale miranti ad intercettare e comprendere tutti i possibili “segni e segnali” che verosimilmente tipicizzano la condizione ambientale  e strutturale in prossimità di un evento sismico conclamato, spesso anticipato da specifiche “evidenze” oggetto di accurati studi avanzati di tipo tecnico-scientifico che incoraggiano l’affermazione di una possibile, futura capacità previsionale.
Superando lo storico profilo teorico della supponibilità di tali manifestazioni, s’inizia a disporre di progressive e confermabili  - per così dire - misure di laboratorio, ottenute a fronte di processi integrati di osservazione e monitoraggio di parametri di natura geo-ambientale fortemente correlati ai terremoti.

Lo studio analitico dei cosiddetti “precursori sismici”, sta via via confermando la possibilità di giungere - in tempi non molto estesi - ad una effettiva capacità di anticipato allertamento della popolazione foss’anche, ad oggi, circoscrivibile alle dimensione temporale di pochissimi secondi, pur sempre assai preziosi.
Se il Piano di Protezione Civile Comunale diviene strumento operativo partecipato (condivisione di esperienze), comunque il livello di rischio ed associate dimensioni dell’impatto si assottigliano percentualmente, sino a divenire relativamente significative allorquando:
⦁    studi di micro-zonazione sismica locale (osservazioni e rilevamenti strumentali del comportamento statico e dinamico dei corpi di fabbrica [edifici] e strutture erette),
⦁    determinazione delle contromisure efficaci da adottare per la mitigazione del rischio,
⦁    attuazione delle prescritte predette misure,
⦁    elaborazione in continuum delle residue vulnerabilità esistenti con progressiva contrazione dei livelli di esposizione al rischio dei sistemi e strutture realmente critici per il contesto urbano in ambito sociale,
consentano di dichiarare sotto controllo ogni possibile criticità che inizialmente era stata ascritta all’intero ambito territoriale.
Ciononostante, va’ parallelamente attivata e coltivata una seria ed attenta politica socio-sanitaria sul piano dell’assistenza alla popolazione in contesti di emergenza -  meglio se come modello culturale - a fronte della cooccorrente esigenza di aiutare a gestire soggettivamente quei delicati meccanismi inconsci che sovente innescano, sul piano psico-fisico, stati d’animo non facilmente dominabili, in quanto effettivamente attivati nella sfera cognitiva del singolo in relazione alla personale condizione di percezione, valutazione e consapevolezza del rischio.
 Dalla scienza medica, infatti, deriviamo che la percezione del rischio è un processo che coinvolge diverse dimensioni tanto su un piano razionale ed oggettivo quanto su un piano emozionale e soggettivo.
In luogo di tali assunti, una cultura condivisa sui diversi ambiti ed aspetti riguardanti la tematica della Sicurezza, rappresenterebbe non solo un sistema attivo utile a conoscere i rischi ed a prenderne coscienza ma contribuirebbe al formarsi di una nozione di rischio collettiva, modellata sull’accresciuta sensibilità sviluppata a livello sociale.                                        







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