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mercoledì 30 agosto 2017

"GLI INCENDI DELLA VALLE PELIGNA E LE CENERI DELLA PROTEZIONE DEL TERRITORIO"

SULMONA - "Il Morrone brucia. Il fuoco da più di dieci giorni abita la montagna di Celestino V e, ormai, quasi tutte le montagne della Valle peligna. Ha lambito le case, distrutto più di mille ettari di bosco e di macchia, sfigurato le praterie di alta montagna. Sul Morrone gli incendi cominciano il 19 agosto, nella zona di Passo San Leonardo. Il giorno dopo, nuovi roghi vengono appiccati più a nord, sopra le frazioni pedemontane del comune di Sulmona. Mentre i focolai già innescati si espandono rapidamente per via del vento e del forte ritardo degli interventi, gli inneschi e i fronti del fuoco si moltiplicano senza sosta su tutta la montagna, per mano di incendiari.
Si assiste impotenti e disperati, da un lato, alla velocità di propagazione delle fiamme e alla rapidità di moltiplicazione dei focolai; dall’altro, ai forti ritardi e carenze dei soccorsi, alla penuria di uomini e mezzi, alla mancanza di un coordinamento minimamente strategico, e alla conseguente lentezza, intermittenza e insufficienza esasperanti delle operazioni di contrasto degli incendi.
Dal 27 agosto è interessata anche la montagna di Prezza, mentre il 28 un altro incendio è stato appiccato vicino alle frazioni pedemontane sulmonesi di Bagnaturo e Badia Morronese, in una moltiplicazione dei fronti senza precedenti: Rocca Pia (15 agosto), Morrone (diversi incendi dal 19 e 20 agosto a oggi, tra Sulmona e Pacentro), Prezza e Anversa (27 agosto), per citare solo i più grossi in Valle Peligna, perché la serie infinita di inneschi è diventata ormai difficilmente calcolabile.
L’orizzonte quotidiano delle nostre esistenze è inghiottito da giorni di fumo e fiamme, ridotto in cenere, mentre l’aria dell’intera Valle peligna è diventata irrespirabile (vedi anche le preoccupazioni espresse dai Medici peligni).
Se le nostre montagne bruciano, è però l’azione istituzionale che si è liquefatta, nonostante l’impegno profuso dai lavoratori di Vigili del fuoco e Protezione civile, addetti e volontari (malgrado l’improvvisazione, invece, di chi ha diretto le operazioni https://www.ilgerme.it/nelle-mani-del-dos/). Quello che questa tragedia sta mettendo in luce non è certo la mancanza di generosità dei professionisti e dei volontari attivi sui fronti del fuoco. Piuttosto, l’Abruzzo in fiamme parla dello stato dell’organizzazione della prevenzione e del contrasto agli incendi nella nostra Regione e nel nostro Paese.
E’ terrificante scoprire, alzando lo sguardo verso le montagne in fiamme, che quella che una volta chiamavamo la “Regione dei Parchi” è oggi totalmente inadeguata a proteggere il territorio dal rischio incendi.
Dopo la soppressione del Corpo Forestale dello Stato (riforma Madia), il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio due mesi fa denunciava i gravi ritardi delle regioni nelle dotazioni antincendio: sei regioni tra cui l’Abruzzo erano senza una flotta aerea antincendi. Da allora la Regione Abruzzo si è dotata di un elicottero (uno!) in convenzione con i Vigili del Fuoco. Per capirci: la Sardegna quest’anno si è dotata di 12 mezzi aerei propri. (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10212312565782197&set=a.1487028728609.64572.1020635122&type=3&theater ).
In una circolare indirizzata a tutti i presidenti di Regione il 13 giugno scorso, il Presidente Gentiloni auspicava che le Regioni avessero già “provveduto a organizzare i propri sistemi regionali di antincendio boschivo, in termini di risorse umane e di mezzi terrestri ed aerei” (https://www.ilgerme.it/linferno-del-morrone-ritardi-della-politica/). Nel periodo di transizione post-Guardia forestale, il rischio di vedere i territori privi di protezione adeguata era elevato. Appunto.
I nostri territori si ritrovano allora nella morsa di una tenaglia: da un lato il Governo nazionale si lava le mani scaricando sulle regioni l’onere primario della protezione antincendi; dall’altro, la Regione Abruzzo non organizza un sistema regionale - di prevenzione e di contrasto - antincendio minimamente adeguato.
Il fatto che poi il Presidente D’Alfonso e l’assessore regionale Gerosolimo vengano a portare la loro presenza taumaturgica in Valle peligna, tra l’altro in grave ritardo rispetto alle evoluzioni rapidissime dei fronti del fuoco, dopo che la Regione NON ha organizzato un sistema efficiente di prevenzione e di spegnimento degli incendi, è inaccettabile. La qualità dei rappresentanti istituzionali si misura nel modo in cui la macchina organizzativa predisposta PRIMA delle emergenze è in grado di arginarle, risolverle, e, soprattutto, PREVENIRLE. La qualità dei rappresentanti istituzionali è inversamente proporzionale alle passerelle e alle improvvisazioni. La prevenzione si sarebbe DOVUTA organizzare con INVESTIMENTI adeguati, mentre il Masterplan della Regione Abruzzo guarda a ben altri interessi.
Con questo comunicato abbiamo voluto rimarcare in primo piano le responsabilità enormi del Governo regionale e del Governo nazionale. Questo non significa che rinunciamo a denunciare l’inadeguatezza e le gravi responsabilità della Sindaca di Sulmona e del Presidente del Parco nazionale della Majella. Da un lato il presidente del Parco Majella, Franco Iezzi, non ha attuato il piano antincendi del parco in maniera efficace, per poi dichiarare, senza vergogna, in televisione, di avere scoperto, improvvisamente, che bisogna fare di più, quando ormai la situazione è fuori controllo (tg3 Abruzzo 23 agosto 2017). Dall’altro, la Sindaca Casini ha sottovalutato almeno inizialmente il problema, con un rientro intempestivo in Valle peligna, e successivamente ha mancato di contrastare la grave disorganizzazione e di denunciare specificamente le gravi responsabilità della Regione Abruzzo e non solo quelle nazionali (tg3 Abruzzo 26 agosto 2017). Entrambi si stanno sistematicamente lavando le mani delle proprie responsabilità, addirittura permettendosi di criticare i cittadini che non stanno abdicando al dovere civico di denunciare la disorganizzazione dilagante, a causa della quale da dieci giorni la situazione non fa che aggravarsi.
Allo stesso modo non possiamo non rimarcare che questo incendio è una tragedia che ci chiama ad avversare con ancora maggiore determinazione la costruzione della centrale di compressione e spinta e del gasdotto SNAM “Rete Adriatica”. Ci vogliono imporre dall’alto grandi opere (inutili per la collettività ma “strategici” per grandi interessi privati) in territori fragilissimi. La consapevolezza della delicatezza dei nostri ecosistemi ci spinge ad opporci alle minacce di nuove distruzioni. Le nostre montagne ne hanno abbastanza!
Purtroppo ora è rimasto solo il tempo per tentare di arginare la catastrofe. Dopo che centinaia e centinaia di ettari sono andati in fumo, mentre scriviamo le fiamme insidiano le case della Badia e del Bagnaturo (tra Sulmona e Pratola Peligna). Chiediamo uno sforzo organizzativo che faccia fronte alla tragedia che stiamo vivendo: c’è una GUERRA dichiarata alle nostre montagne, ai nostri boschi, alle nostre case, le Istituzioni non possono arrendersi. Servono mezzi e uomini. E serve soprattutto ORGANIZZAZIONE. Chiediamo agli organi di stampa nazionali di farsi portavoce di questa richiesta a livello nazionale: dov’è il Governo nazionale?
Mentre le sue montagne bruciano, la Valle peligna si sta auto-organizzando, ma abbiamo bisogno di aiuto e di sostegno. Il patrimonio di natura che sta andando in fumo non è solo nostro, ma di tutti, e soprattutto di chi ci aiuterà a difenderlo".

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