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mercoledì 30 agosto 2017

IL GRIDO ACCORATO DI LUCIA ARBACE: “IL MONTE MORRONE NON ESISTE PIÙ”

SULMONA – “Il Monte Morrone, eletto da Papa Celestino V per la sua vita eremitica, non esiste più. Da 12 giorni bruciano i boschi che circondano Sulmona, Pacentro e altri comuni e frazioni della Valle Peligna, nell’aquilano. Oggi le fiamme sono solo a 100 metri in linea d’aria dall’ Abbazia di Santo Spirito al Morrone, imponente monastero per secoli il più importante insediamento dei Celestini”. L’ accorato appello è di Lucia Arbace, direttore del Polo Museale dell’Abruzzo che è operativa anche dall’Abbazia celestiniana, sede periferica del MiBACT.
Proprio in questi giorni era partito un altro fuoco dall’Eremo, quello del Perdono arrivato all’Aquila, come ogni anno, per la Perdonanza ancora in corso, rinsaldando il patto fra l’eremita diventato papa, la Chiesa e Dio, con il I primo giubileo della Storia. Difficile, in realtà, parlare di Pace e Perdono in questo inferno che, per mano dolosa e umana, ha fatto scomparire uno dei più selvaggi e protetti ecosistemi del Parco Nazionale della Majella, in un Abruzzo regione verde dei parchi. Difficile calmarsi con gli animali arrostiti che cedono al fuoco. E i danni incalcolabili di alberi privi, ormai, di linfa vitale, 3000 ettari di bosco inceneriti, le fiamme alte che lambiscono i paesi, in fumo le culture, e le economie, che quei boschi tramandano e sostengono. Ma non ci sono solo danni ambientali. “ Sono preoccupata per gli ulteriori danni ai monumenti di cui l’area è ricca. Il fuoco è anche sopra il Tempio e Santuario di Ercole Curino. Qualcosa non ha funzionato, un’ organizzazione confusa e carente aggravata dall’assenza del Corpo Forestale. Mi auguro si possa intensificare l’azione per questo disastro ambientale, sottovalutato nella reale portata, prosegue accorata Lucia Arbace, e che si svolga un’ esemplare azione penale contro chi ha intenzionalmente operato, con inneschi mirati, per incenerire, fra le fronde bruciate di questo ecosistema, un microcosmo culturale unico”. Intanto fiamme alte continuano a bruciare, si propagano, seminano il nero della distruzione.

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