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giovedì 18 aprile 2019

"QUELLO DI DOMANI SARÀ UN VENERDÌ SANTO PIÙ TRISTE DEL SOLITO PER NOI POLIZIOTTI PENITENZIARI"

SULMONA - "Erano le 9.30 di un sereno giorno di aprile quando una telefonata di un mio collega poliziotto trasformò quel cielo turchese impresso nei miei occhi in un tenebroso, doloroso ed indimenticabile straziante momento.Roberto non mi disse nulla. Mi invitò semplicemente ad andare sulla pagina 101 di televideo e leggere la notizia appena battuta.Ci misi ben poco a capire che quella che avrei di li a poco letto non doveva essere una bella notizia.Presi il telecomando e con un groppo in gola mi accinsi a leggere quella che trasformò la mia vita e quella di tutti i poliziotti penitenziari di Sulmona e non solo.
Armida Miserere, quella che per molti detenuti altro non era che la  "fimmina bestia" ma che per noi seguaci di San Basilide rappresentava quanto di meglio si potesse avere come guida professionale nonché spirituale, non c'era più.
Il nostro punto di riferimento nonché faro illuminante ci aveva lasciato.
Le indagini portarono subito alla conclusione che quello che si era compiuto il giorno del venerdì Santo (giorno in cui cioè uno dei cori più famosi al mondo quello che accompagna il Cristo morto attraverso le vie di Sulmona intona il miserere) di 16 anni fa era stato un suicidio.
Di lei ci resterà il ricordo di una grande leader e impavida  condottiera.
Armida Miserere non ci lasciava mai soli e, sempre pronta a prestarci il suo aiuto nei momenti di difficoltà, non esitava ad impegnare il suo pochissimo tempo libero che aveva per prestarci il suo aiuto.
Di lei mi resteranno in mente  tantissimi ricordi. Molti di essi li custodisco talmente gelosamente da identificare il mio cervello in uno di quegli scrigni capaci di custodire il più prezioso dei tesori.
Uno su tutti quello che successivamente capii essere più che una raccomandazione una consegna.
Avvenne quando, 15 giorni prima del tragico evento, mi chiamò e mi disse di recarmi nel suo ufficio.
Ovviamente non esitai ad andarci subito.
Nel momento in cui mi presentai al suo cospetto mi fece accomodare e col piglio di una sorella maggiore più che di mio direttore fece un excursus sul mio agire sindacale e soffermandosi soprattutto sul mio modo di far capire alla gente di fuori attraverso i tanti comunicati stampa che scrivevo e  inoltravo  alla stampa, ciò che accade in un carcere.
Le sue parole le porterò scritte nella mia interiorità come se fosse il suo  epitaffio: "....Mauro mi hai rotto parecchie volte le scatole...Ti prego però....non cambiare ma....resta quello che sei!!"

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