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martedì 31 gennaio 2012

L'API IN VISITA OGGI AL CARCERE


SULMONA – Visita oggi al supercarcere di Sulmona del Consigliere regionale Gino Milano (API) Presidente della Commissione di Vigilanza della Regione, il quale ha constatato i problemi di sovraffollamento. Ha notato Milano che più in generale la popolazione carceraria nella nostra regione è complessivamente molto superiore rispetto a quello che le strutture potrebbero accogliere, tanto da imporre alla Regione Abruzzo, nell’ambito delle proprie competenze, l’urgenza di offrire risposte al dramma penitenziario, cui più volte ha fatto richiamo
Gino MIlano
anche il Presidente della Repubblica. Il sovraffollamento comporta infatti un sensibile deterioramento delle condizioni di vita dei detenuti stessi e la compressione di diritti fondamentali della persona, con conseguente, inevitabile obliterazione della funzione rieducativa della pena, in palese violazione della Costituzione italiana e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
  La Regione è chiamata a un’iniziativa di coordinamento, operando di concerto con i Comuni, le A.S.L. e gli Istituti penitenziari, al fine di ricomporre in un quadro unitario, interventi mirati, funzioni, iniziative, atti di indirizzo, piani sanitari specifici, che siano in grado di restituire ai detenuti, al pari dei cittadini liberi, lo stesso diritto alla salute, con una erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci ed appropriate. Inoltre occorre potenziare il sistema delle opportunità terapeutiche-riabilitative, e del recupero e sostegno psicofisico, che da più parti vengono fornite alle persone detenute nelle carceri della nostra Regione, in particolare da quelle associazioni di volontariato e non profit che operano in carcere, ed in modo particolare favorire la presenza delle attività svolte dai volontari con i detenuti portatori di disturbi mentali, con i detenuti stranieri senza alcun punto di riferimento esterno, con i figli di detenuti che trascorrono fino a tre anni la propria giornata in carcere, con i malati di AIDS, i tossico e gli alcool dipendenti. Vanno poi colte tutte le opportunità che favoriscono il reinserimento, per questo si devono realizzare e finanziare progetti tesi a creare all’interno del mondo penitenziario opportunità lavorative per i detenuti, che possano in tal modo acquisire una preparazione professionale che ne agevoli il reinserimento sociale, attingendo alla cosiddetta “cassa delle ammende”, istituita presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al fine di sviluppare gli intenti della legge Smuraglia. Risulterebbe molto utile anche dar vita ad un nucleo di monitoraggio che tenga costanti rapporti con le direzioni delle carceri al fine di rilevare nonché prevenire l’insorgere di criticità all’interno del carcere, mettendo in atto una serie di iniziative, e attuare progetti formativi per il personale, finalizzati anche all’apprendimento delle lingue straniere

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