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martedì 28 aprile 2015

CELEBRATA LA FESTA IN ONORE DEL PATRONO DI SULMONA SAN PANFILO

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SULMONA - Le celebrazioni in onore del patrono di Sulmona San Panfilo sono cominciate ieri, 27 aprile, con l'esposizione nella cattedrale di Sulmona del mezzobusto del Santo in rame e argento, con smalti e ceselli, lavorato tra il 1458 e il 1459 dall'orafo sulmonese Giovanni Di Marino Di Cicco. Nel pomeriggio di oggi durante celebrazione della Santa Messa, il vescovo di Sulmona-Valva Monsignor Angelo Spina ha ricordato nell'omelia San Panfilo e le sue opere a favore dei poveri, i bisognosi e i malati."La nostra terra vive un momento difficile.Si assiste all'invecchiamento e allo spopolamento.In molte realtà non nasce piu' nessuno perchè i giovani sono costretti ad andare via per mancanza di lavoro.Quando manca il lavoro viene a mancare la dignità .
Una persona senza la possibilità di lavorare viene ferita nella sua dignità.Questo è un vero problema"ha affermato il vescovo S.E.Mons. Angelo Spina."Se continua questa desertificazione umana tanti nostri paesi  e città resteranno semi deserti.Se la politica e le istituzioni continuano ad essere sorde a ciò che sta avvenendo nel nostro territorio con il passare degli anni si rischia di rimanere in pochi.San Panfilo ha tra le mani due chiavi, una per la chiesa e il paradiso e una per la società civile.La nostra comunità si è sempre rialzata dalle difficoltà con tenacia e speranza, perchè qui c'è gente dignitosa capace di affrontare le sfide"
Si è svolta, poi, nonostante una leggera pioggia la consueta processione per le vie del centro cittadino, a cui hanno partecipato l'Arciconfraternita della Santissima Trinità e la Confraternita di Santa Maria della Tomba. Nel corteo anche autorità civili e religiose.
Per il prossimo anno si sta pensando alla costituzione di un comitato per rimettere in piedi la festa civile e sociale. Per cinque sulmonesi su sette la giornata del 28 aprile è molto sentita sotto il profilo spirituale, ma è necessario anche un momento che riesca ad aggregare la città per restituire vivacità al territorio.
Nato nel VII secolo in Abruzzo, Panfilo era figlio di un pagano che lo ripudiò quando lui si convertì al Cristianesimo. Visse tra il 600 e l'inizio del 700 d.C., durante il pontificato di papa Sergio I. Fu eletto vescovo nel 682: la tradizione lo descrive come persona di animo molto generoso e gentile ed impegnato per la diffusione del cristianesimo tra i Longobardi. Salvò la città dalla peste. Fu vescovo di Sulmona. Morì a Corfinio, di cui fu probabilmente anche vescovo. La leggenda racconta che il padre ordinò a Panfilo di salire sopra un carro e di scendere fino alla valle del fiume Gizio. In quel punto la montagna era molto ripida e il carro sarebbe precipitato. Invece, sembra che le ruote del carro siano affondate nella roccia, in modo che Panfilo potesse scendere lentamente a valle. Si racconta che ancora oggi si possono scorgere, sui fianchi del monte, le orme dei buoi e le scanalature prodotte dalle ruote del carro.















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