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venerdì 3 febbraio 2017

FILUMENA MARTURANO. LO SPETTACOLO DELL’ANNO AL CANIGLIA DI SULMONA


SULMONA - Dopo il grande successo a Roma e in tutta Italia, approda al Teatro Maria Caniglia di Sulmona domenica 5 febbraio alle 18 Filumena Marturano, con Geppy Gleijeses e Mariangela D’Abbraccio  per la regia di Liliana Cavani, definito  “lo spettacolo dell’anno”.Dopo lo spettacolo gli spettatori potranno partecipare ad un incontro con gli attori nel Foyer del Teatro.“Finalmente vediamo Eduardo interpretato e messo in scena in totale autonomia espressiva, senza imitazioni del grande autore-attore.
Mariangela D’Abbraccio appare al massimo delle sue capacità d’attrice, Geppy Gleijeses in stato di grazia”. A ogni replica si registrano puntualmente 6 minuti di applausi e autentiche standing ovation. I teatri esauriti ovunque. “La regista Liliana Cavani offre una indimenticabile prova al suo debutto nella prosa, dialogando magicamente con Eduardo”.


Note di regia
“Filumena lascia la casa, la sua casa, portandosi via il segreto. Domenico, attanagliato dalla più angosciosa curiosità, la supplica di rivelargli la verità; ma intanto riscopre tutte le qualità umane di quella donna. E per non lasciarsi sfuggire il figlio, acconsente a liberarsi della fidanzata, a sposare – questa volta davvero – Filumena e a prendersi in casa i tre giovani. Ma nemmeno diventata moglie Filumena svelerà il segreto. Madre di tutti e tre, non accetterà che uno di loro goda di qualche privilegio. Così, alla fine, Domenico li accetterà tutti serenamente, ripetendo le parole di lei: «’E figlie so’ ffiglie… E so’ tutte eguale… Hai ragione Filume’, hai ragione tu!»”. Liliana Cavani
Recensioni
“Due interpretazioni straordinarie, quelle della D’Abbraccio e di Gleijeses. Mariangela D’Abbraccio è magistrale nel rendere perfettamente tutte le sfumature del complesso personaggio di Filumena: la rabbia, il rancore, la determinazione, ma anche la dolcezza e la passione, con un’interpretazione intensa ed energica. Il monologo della Madonna delle Rose lascia il pubblico senza fiato in un’emozionante apnea. Il ricordo della Filumena diciassettenne è asciutto e penetrante ed arriva dritto al cuore. Geppy Gleijeses è abilissimo a restituire al pubblico, anche con sapiente gestualità, il caleidoscopio emozionale di Domenico Soriano ed a rappresentarne la profonda metamorfosi, passando dalla rabbiosa spavalderia del primo atto alla dubbiosa afflizione dell’ultimo, che sfocerà in una volutamente enfatizzata commozione quando si sentirà chiamare, per la prima volta nella sua vita, “papà”. L’eccezionale bravura dei due principali interpreti è ben valorizzata dalla regia di Liliana Cavani (assistita da Marina Bianchi), che, restando fedele ad un’impostazione tradizionale, mette in risalto principalmente la carica emozionale dei personaggi, la loro psicologia e le relazioni tra gli stessi, senza trascurare i passaggi esilaranti (ad esempio il caffè di Alfredo all’inizio del secondo atto)…” (Culturaspettacolo.it di Sergio Palumbo)
“lo spettacolo è una pennellata, un quadro perfetto della prosa neorealista di De Filippo che aveva scritto la commedia per se stesso. Affrontando il tema degli ultimi, della crisi della famiglia patriarcale come la vorrebbe don Mimì. Merito della Cavani, alla sua prima prova nella prosa, alle scene e ai costumi di Raimonda Gaetani, alle luci (Luigi Ascione) e alle suggestive musiche di Teho Teardo. Semplicemente straordinaria la compagnia composta da Mariangela D’Abbraccio (Filumena) e Geppy Gleijeses (Domenico), due nomi che non hanno bisogno di presentazioni, fra i maggiori conoscitori del teatro di Eduardo con il quale hanno lavorato da giovani. La loro prova rispetta fedelmente le indicazioni che lo stesso scrittore pretendeva ogni volta che “usciva” da Napoli: attenuare il dialetto così da rendere lo spettacolo fruibile a tutto il pubblico. La D’Abbraccio ci regala il personaggio di una ‘napoletana anomala’, senza troppi fronzoli, che rende Filumena ancor più lucida e determinata nel cercare il rispetto che merita dall’uomo che ha sempre amato. Che l’interpretazione sia magistrale lo si intuisce non solo dalle battute più famose dell’opera, ma da quelle quotidiane: cosi l’apparentemente innocuo “avvocà, nun saccio leggere” diventa la denuncia più forte contro la società, svela la rabbia di una donna che meritava di essere istruita e che invece giovinetta si ritrova a vendere il proprio corpo. Non è di meno Gleijeses che riesce nel difficile compito di interpretare ora il Soriano furente, ora l’uomo che riconosce le qualità della donna che ha affidato  il peso dei propri errori solo alla “propria coscienza”, evitando accuratamente ogni preoccupazione per l’amato. Impeccabili tutti, a cominciare da Mimmo Migneni (cocchiere), Nunzia Schiano (confidente di Filumena), Elisabetta Mirra (Diana, la ‘fiamma’ di don Mimi), Fabio Pappacena (l’avvocato), Ylenia Oliviero (cameriera),  i figli Umberto, Riccardo e Michele (interpretati da Gregorio De Paola, Agostino Pannone e Eduardo Scarpetta). Il lungo, lunghissimo applauso del pubblico sembra quasi fare da cassa di risonanza all’ultima battuta di Soriano, che altro non è che il riscatto della donna: “Hai ragione Filumè, hai ragione tu!”.(tuttoggi.info –Carlo Ceraso)

FILUMENA MARTURANO
di Eduardo De Filippo
Produzione Gitiesse Artisti Riuniti
Regia LILIANA CAVANI
Con MARIANGELA D’ABBRACCIO   GEPPY GLEIJESES Nunzia Schiano, Mimmo Mignemi
e con Ylenia Oliviero, Elisabetta Mirra, Agostino Pannone, Gregorio De Paola, Eduardo Scarpetta, Fabio Pappacena
Assistente alla regia Marina Bianchi
Scene e costumi Raimonda Gaetani
Musiche Theo Teardo
Durata spettacolo 2 ore senza intervallo
Foto Tommaso Le Pera
    Trama
Costretta alla prostituzione dalla povertà, la giovane Filumena incontra don Mimì, Domenico Soriano, un ricco dolciere che la convince ad abbandonare l’antico mestiere sotto la promessa di “mantenere” il loro amore. Per 25 anni la donna aspetterà in silenzio, riservata e affettuosa, che l’uomo faccia un passo avanti. Fino all’annuncio delle nozze cui don Mimì intende convolare con una giovane e procace infermiera. Lui ora ne ha 50, lei 48. Ferita nei sentimenti e nella figura, la protagonista finge di ammalarsi e, ormai in punto di morte, convince Domenico a sposarla. Scoperto l’inganno, l’uomo va su tutte le furie, minaccia l’annullamento delle nozze fino ad ottenerle perché Filumena, anche in questo caso, avuto riprova di non essere più amata, dimostra la propria dignità acconsentendo alla pratica legale. All’amato però svela di avere 3 figli, uno di questi è il suo ma non dice quale. Per 25 anni Filumena li ha seguiti a distanza, finanziando i loro studi con i soldi risparmiati ma anche sottratti a Soriano. Domenico, lo spavaldo e strafottente don Mimì, ora è a terra: vuole a tutti i costi sapere chi è suo figlio, ma Filumena tace perché non vuole che vi siano favoritismi, lei è madre “a tutte e tre”, perché “’e figlie so’ ffiglie…e so’ tutte eguale…’e figlie nun se pagano”. Alla fine don Mimì si libererà della fidanzata e sposerà Filumena accettando i 3 figli, per non perdere il proprio.

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