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mercoledì 31 gennaio 2018

" LE “RASSICURAZIONI” DELLA SNAM RAFFORZANO LE ARGOMENTAZIONI DEI COMITATI"

SULMONA - "La Snam continua a sostenere che “i suoi impianti sono privi di rischio sismico e senza impatto ambientale”, come riportato da un quotidiano locale nell’edizione del 29 gennaio.Se per la Snam questo “è il tracciato migliore per continuità, sicurezza e compatibilità ambientale” e che “i test effettuati dimostrano che non c’è nessun rischio sismico perché il tracciato è stato scelto scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri….”, ricordiamo che l’Appennino Centrale è l’area della nostra Penisola a più elevata pericolosità sismica e che il tratto Sulmona-Foligno è stato definito dalla stessa società proponente, “il più critico dell’intero progetto”.
Esso corre parallelamente e interseca faglie attive e capaci e, quando un’opera interseca una faglia, nessun manufatto, naturale o antropico resiste in caso di sisma. Ciò è scientificamente dimostrato.
Ricordiamo che, nel corso di questi ultimi anni, diversi sono stati i casi di esplosioni di metanodotti della Snam e non commentati dalla società che hanno provocato feriti e distruzione: periferia di Montecilfone, il 15 gennaio 2004, a Tarsia in Calabria, l’11 febbraio 2010 una condotta è esplosa in prossimità dell’impianto di compressione, a Tresana il 18 gennaio 2012, a Sciara (PA) il 20 luglio 2013, a frazione S.Antonio di Ravenna nella centrale di smistamento del gas della Snam il 10/12/2014, a Mutignano di Pineto in prov. di Teramo il 6 marzo 2015, a Roncade il 9 maggio 2015 e a Ponte Presale di Sestino in provincia di Arezzo il 19 novembre 2015.
Le zone attraversate dall’infrastruttura, tutte in zona sismica 1 e 2, hanno una grande valenza ambientale, come affermato, oltre che dai Comitati, anche nel disposto della risoluzione unanime della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati del 26/10/2011 e che anche la stessa Commissione evidenzia il pericolo per l’incolumità pubblica rappresentato proprio dall’elevato rischio sismico della dorsale appenninica.
Quanto alla fase di esercizio nell’interramento delle condotte, essa produce consistenti impatti ambientali: basti pensare al notevole ed esteso sbancamento per il transito dei mezzi  pesanti occorrenti per le operazioni di scavo con conseguente inquinamento anche dell’aria.
E a tal proposito ricordiamo, che dai camini dell’impianto di compressione che si intende realizzare a Sulmona, non verrà fuori “aria balsamica”, bensì un carico consistente di monossido di carbonio, ossidi di azoto e polveri sottili, il tutto all’interno di una conca come la Valle Peligna. Altri impatti significativi sono collegati all’inquinamento visivo e acustico.
Le “rassicurazioni” della Snam non tranquillizzano affatto i  cittadini che sono ben consapevoli dei rischi di quest’opera per i territori attraversati ; così come sanno che non ci sarà nessun vantaggio se non per la sola società che vuole realizzarla perché finalizzata all’hub del gas !"



                                    Comitati cittadini per l’ambiente



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