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lunedì 30 luglio 2018

PREMIO NAZIONALE DI CULTURA BENEDETTO CROCE 2018 - XIII EDIZIONE. PREMIATI I VINCITORI

PESCASSEROLI - Si è concluso a Pescasseroli (AQ), nella meravigliosa cornice del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, la   prestigiosa manifestazione dedicata al   grande filosofo Benedetto Croce.Sono stati tre giorni di incontri, eventi, appuntamenti e ospiti, che si sono conclusi con l’appuntamento per il “Premio alla Memoria”, quest’anno dedicato a Rosario Villari, scomparso lo scorso anno, e con la cerimonia di Premiazione del Premio  Nazionale di Cultura Benedetto Croce  2018, coordinata dalla scrittrice Dacia Maraini, membro della giuria, che ha premiato  quest’anno per la sezione narrativa: Massimo Bubola  con il libro  “Ballata senza nome”  edizioni Frassinelli.
Un libro che narra uno scorcio della Prima Guerra Mondiale, dove Maria Bergamas, la protagonista, si trova a scegliere fra 11 bare di soldati senza nome, quella che dovrà essere tumulata a Roma nel monumento al Milite Ignoto, il simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Grande Guerra.


È il 28 ottobre 1921, siamo ad Aquileia. Passando davanti ad ogni bara, le voci dei soldati raccontano la propria storia, sono le vicende di giovani uomini strappati alle loro famiglie, ai loro amori, ai loro lavori, contadini e cittadini, borghesi e proletari che parlano in latino, finiti a morire in una guerra disastrosa. Per il giornalismo letterario il premio è andato a  Flavia Piccinni per il libro  “Bellissime”  edito  da Fandango.  Un libro denuncia  che svela  cosa si
nasconde dietro ai glitter e ai sorrisi del mondo delle baby-miss. Un mondo fatto di lunghi casting faticosi e stressanti, dove mamme e papà orgogliosamente, spingono i loro figli a diventare protagonisti di un mondo molto lontano dalla realtà della vita. Il libro della Piccinni  ha prodotto tre interrogazioni parlamentari, suggerito un Decreto Legge e Fandango Cinema sta preparando un documentario cinematografico. Mentre per la saggistica il premio è stato consegnato ad  Annacarla Valeriano  per il libro edito da Donzelli dal titolo  “Malacarne”,  un saggio da cui riemergono le storie e i volti di migliaia di donne che nei manicomi, negli anni del regime fascista, hanno consumato   le   loro   esistenze.   Il   manicomio   come   mezzo   per   medicalizzare   e diagnosticare in tempo  «gli  errori della  fabbrica  umana»,  attraverso l’eliminazione dalla società dei «mediocri della salute».  Nei manicomi finirono non solo le donne che si   erano   allontanate   dalla   norma,   ma   anche   le   più   deboli   e   indifese:   bambine abbandonate, ragazze vittime di violenza carnale, mogli e madri travolte dalla guerra e incapaci di superare gli smarrimenti. Un libro che ci fa anche riflettere sui pregiudizi, che andrebbero sradicati dalla nostra cultura e che ancora oggi alimentano l’idea che
nelle   donne   esista   una   «devianza   femminile».

Per   scegliere   i   vincitori   la   giuria istituzionale, presieduta dal professor Natalino Irti, giurista e Presidente dell’Istituto di
Studi Storici di Napoli, si è avvalso del giudizio dei membri della giuria: la scrittrice Dacia Maraini, il Prof. Costantino Felice, docente di storia economica, il Prof. Nicola Mattoscio docente di economia, la Professoressa Alessandra Tarquini docente di Storia Contemporanea, il professor Gianluigi Simonetti dell’Università dell’Aquila, il professor Luca Serianni Accademia dei Lincei e della Crusca; supportato dal giudizio derivante dalla lettura e dall’analisi dei testi, da parte di 24 giurie popolari, composte da 20 scuole superiori, due Università della Libera Età, dalle Associazioni del Comune di Pescasseroli e da quest’anno, anche dai detenuti del Penitenziario di Sulmona.






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